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25 marzo 2026

L'essenzialità nell'arte di Rothko

Si è parlato di contemplazione, di spiritualità, di misticismo anche, e come c'è Cristina Campo nella scrittura, penso a Mark Rothko, americano di origini lettoni, nella pittura. Egli sembra dirci, con le sue vaste tele, che si può accogliere l'immensità nel disordine. Elevarsi al cielo, in  quanto l'assoluto non è lontano dall'esistenza, ma vi si trova dentro, in modo da apprezzare ciò che abbiamo (e non abbiamo). È dal, e nel, rumore di fondo che possiamo fare la differenza. È dal caos di parole che riusciamo ad ascoltare i silenzi. Per riflettere sul senso tragico dell'esistenza, pur mantenendo saldi i nostri principi e vivere la vita degnamente, per quanto possibile. 
Colore, luce e anima sono i fili portanti della suo immaginario visivo; fili che ci legano l'un l'altro alla ricerca dell'essenzialità delle cose. Non amava le classificazioni, i gruppi di appartenenza, Rothko, e ha creato un percorso da autodidatta. 

Non viviamo nell'epoca della sobrietà, ce ne rendiamo conto tutti i giorni scorrendo la bacheca di qualsiasi social network. Ma chi attraversa il buio raggiunge la luce, ovvero il pensiero. 

Tra l'altro, proprio in questo periodo, più di settanta quadri di Rothko provenienti da varie parti del mondo sono esposti dal 14 marzo al 23 agosto a Palazzo Strozzi, Firenze. 


Qua per un approfondimento sulla vita e l'opera del pittore  www.finestresullarte.info/arte-base/mark-rothko-vita-opere-stile
Mark Rothko 

13 marzo 2026

Sulla contemplazione e il senso di scrivere. Da Teresa d'Avila a Cristina Campo






L'arte della perfezione non significa essere perfetti, almeno non nel senso che lo intendiamo comunemente. Non significa essere perfetti perchè nessuno lo è, salvo Dio, e qualunque sia il nostro credo. Accettare le nostre fragilità è già un atto di perfezione. Contemplare è già un atto di perfezione. Rifuggire dalla mediocrità è già un atto di perfezione. Applicato alla scrittura: «Se la scrittura è un atto di perfezione ha pochissimi lettori» sosteneva Cristina Campo. Ovvero: non scrivere per forza, necessariamente, ma solo se necessario. Un punto di vista non di facile o immediata comprensione nei tempi moderni dove è più importante ciò che si mostra di fare, dove si confonde la sensibilità con l'emotività e si hanno mille impegni (per poi spesso non portarne a termine neanche uno). Contemplare è meditazione, concentrazione, attenzione. Ovvero: ricerca del senso profondo dell'esistenza. 

Oblio di tutto il creato, 
memoria del Creatore, 
attenzione interiore
e starsene amando l'amato. (Cristina Campo, “Somma della creazione”, in La tigre assenza).

“Attenzione interiore”, e il mezzo è la dissimulazione (Campo per giunta è uno pseudonimo). Che non è simulazione, cioè fingere di non esserci, bensì esserci senza fingere; e nemmeno isolarsi dal mondo. Anzi, lei è espressione di chi un posto nel mondo lo aveva trovato. Basta leggere le biografie o i saggi pubblicati che la riguardano per avere conferma del fatto che non cercò in alcun modo di compiacere il pubblico, come fece anche Ingeborg Bachmann che sull'importanza della parola scritta ha dedicato pagine vibranti.
Potremmo affermare con queste brevi note di un argomento ben più vasto, che sarebbe meglio non essere che essere scrittori che non amano dopo aver sfiorato l'abisso o nonostante l'abisso, che non meditano innanzitutto sul proprio ruolo. Roland Barthes, noto semiologo e critico letterario francese, distingueva tra scrittore e scrivente: il primo esercita una funzione, il secondo un'attività. 
Perchè scrivere, dunque? Se lo domandava e lo domandava anche la stessa Bachmann nelle celebri lezioni di Francoforte in Utopia della letteratura.
Ci dev'essere dell'altro per scrivere, e non è il mero talento, e senza bisogno di essere dei mistici o scomodare i piani alti dell'Universo. D'altronde, scrivere lo sappiamo fare tutti.


Nell'immagine sopra: Teresa d'Avila, scrittrice e Santa. Prima donna dottore della Chiesa e patrona degli scrittori. 

Qui sotto, Cristina Campo, pseudonimo di Vittoria Guerrini, poetessa, saggista e traduttrice italiana, scoperta dalla critica solo dopo la morte avvenuta nel 1977.