L'arte della perfezione non significa essere perfetti, almeno non nel senso che lo intendiamo comunemente. Non significa essere perfetti perchè nessuno lo è, salvo Dio, e qualunque sia il nostro credo. Accettare le nostre fragilità è già un atto di perfezione. Contemplare è già un atto di perfezione. Rifuggire dalla mediocrità è già un atto di perfezione. Applicato alla scrittura: «Se la scrittura è un atto di perfezione ha pochissimi lettori» sosteneva Cristina Campo. Ovvero: non scrivere per forza, necessariamente, ma solo se necessario. Un punto di vista non di facile o immediata comprensione nei tempi moderni dove è più importante ciò che si mostra di fare, dove si confonde la sensibilità con l'emotività e si hanno mille impegni (per poi spesso non portarne a termine neanche uno). Contemplare è meditazione, concentrazione, attenzione. Ovvero: ricerca del senso profondo dell'esistenza.
Oblio di tutto il creato,
memoria del Creatore,
attenzione interiore
e starsene amando l'amato. (Cristina Campo, “Somma della creazione”, in La tigre assenza).
“Attenzione interiore”, e il mezzo è la dissimulazione (Campo per giunta è uno pseudonimo). Che non è simulazione, cioè fingere di non esserci, bensì esserci senza fingere; e nemmeno isolarsi dal mondo. Anzi, lei è espressione di chi un posto nel mondo lo aveva trovato. Basta leggere le biografie o i saggi pubblicati che la riguardano per avere conferma del fatto che non cercò in alcun modo di compiacere il pubblico, come fece anche Ingeborg Bachmann che sull'importanza della parola scritta ha dedicato pagine vibranti.
Potremmo affermare con queste brevi note di un argomento ben più vasto, che sarebbe meglio non essere che essere scrittori che non amano dopo aver sfiorato l'abisso o nonostante l'abisso, che non meditano innanzitutto sul proprio ruolo. Roland Barthes, noto semiologo e critico letterario francese, distingueva tra scrittore e scrivente: il primo esercita una funzione, il secondo un'attività.
Perchè scrivere, dunque? Se lo domandava e lo domandava anche la stessa Bachmann nelle celebri lezioni di Francoforte in Utopia della letteratura.
Ci dev'essere dell'altro per scrivere, e non è il mero talento, e senza bisogno di essere dei mistici o scomodare i piani alti dell'Universo. D'altronde, scrivere lo sappiamo fare tutti.
Nell'immagine sopra: Teresa d'Avila, scrittrice e Santa. Prima donna dottore della Chiesa e patrona degli scrittori.
Qui sotto, Cristina Campo, pseudonimo di Vittoria Guerrini, poetessa, saggista e traduttrice italiana, scoperta dalla critica solo dopo la morte avvenuta nel 1977.
