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27 febbraio 2026

La critica di Ennio Flaiano per riflettere su noi stessi e sul mondo: “Chiuso per noia”


Il cinema, un fenomeno culturale analizzato con lucida e beffarda ironia da Ennio Flaiano  in un prezioso volumetto: Chiuso per noia, a cura di Anna Longoni (Adelphi, 2025). Vi troviamo una nutrita selezione di recensioni da lui pubblicate su giornali e riviste nel periodo compreso fra il 1939 e il 1970. 
Scrittore, giornalista, umorista pescarese, nato nel 1910 e morto a Roma nel 1972, Flaiano è stato il primo vincitore del premio Strega con Tempo di uccidere, un romanzo non solo da leggere ma da rileggere
Scrisse a lungo di cinema prima di lavorare come sceneggiatore, tra cui spicca la collaborazione con Fellini per La dolce vita e 8½

La “noia” è molto più di un titolo: non è riferita solo a un giudizio come conseguenza della visione di un film, bensì uno stato d'animo, sia suo che del pubblico al quale si mette idealmente a fianco. Nelle sue parole non c'è “io”, quanto un “noi” e nemmeno accenni di superiorità. Dice infatti: “il pubblico non esiste, o meglio, siamo noi. Tutti credono che si tratti, invece, di altri”. Un pensiero affatto scontato. 

L’epoca recensita da Flaiano ha conosciuto uno stato di torpore affermarsi come sentimento prevalente. Nonostante i tentativi, la superficialità prendeva il sopravvento. Nulla sembra essere cambiato da allora, potremmo dire adesso. Flaviano aveva previsto tutto. È per provare a smascherare le ipocrisie del conformismo che usava l'arma di un'ironia genialmente affilata. Pungente anche nel rilevare la banalità del tipico intreccio cinematografico: “Il cinema è la più darwiniana delle arti, riserva l’avvenire e la felicità soltanto a personaggi giovani pieni di fiducia, li nega a quelli di una certa età o rovinati dalle letture”. A detta dello scrittore inoltre i grandi romanzi della letteratura si prestano poco agli adattamenti, come nei Promessi Sposi del 1941, sotto la direzione di Mario Camerini o nell’Anna Karenina del 1935, di Clarence Brown. Afferma così con tono un poʼ rassegnato: “Ho idea che il cinema, a forza di romanzi, si rovinerà con le buone letture”. 

Una critica raffinata e benché severa strappa un sorriso più volte. Andava al cinema per “sgranchirsi l'immaginazione”, Flaiano. Un'occasione per riflettere su noi stessi e anche ridere di noi stessi parlando d'altro, e Chiuso per noia va letto anche se la soprannominata settima arte non la si pratica o non la si ama. Non da ultimo, è un modo per interrogarci sullo stato attuale della critica, sia cinematografica che letteraria.