Si è parlato di contemplazione, di spiritualità, di misticismo anche, e come c'è Cristina Campo nella scrittura, penso a Mark Rothko, americano di origini lettoni, nella pittura. Egli sembra dirci, con le sue vaste tele, che si può accogliere l'immensità nel disordine. Elevarsi al cielo, in quanto l'assoluto non è lontano dall'esistenza, ma vi si trova dentro, in modo da apprezzare ciò che abbiamo (e non abbiamo). È dal, e nel, rumore di fondo che possiamo fare la differenza. È dal caos di parole che riusciamo ad ascoltare i silenzi. Per riflettere sul senso tragico dell'esistenza, pur mantenendo saldi i nostri principi e vivere la vita degnamente, per quanto possibile.
Colore, luce e anima sono i fili portanti della suo immaginario visivo; fili che ci legano l'un l'altro alla ricerca dell'essenzialità delle cose. Non amava le classificazioni, i gruppi di appartenenza, Rothko, e ha creato un percorso da autodidatta.
Non viviamo nell'epoca della sobrietà, ce ne rendiamo conto tutti i giorni scorrendo la bacheca di qualsiasi social network. Ma chi attraversa il buio raggiunge la luce, ovvero il pensiero.
Tra l'altro, proprio in questo periodo, più di settanta quadri di Rothko provenienti da varie parti del mondo sono esposti dal 14 marzo al 23 agosto a Palazzo Strozzi, Firenze.
Link per i dettagli palazzostrozzi.org/mostra/mark-rothko/
Qua per un approfondimento sulla vita e l'opera del pittore www.finestresullarte.info/arte-base/mark-rothko-vita-opere-stile
Mark Rothko